Extract from Nazari.
Trascriviamo di seguito, le pagine conclusive della " Concordanza de filosofi", posta in appendice all’edizione del 1599 del "DELLA TRAMUTATIONE METALLICA SOGNI TRE, DI GIO. BATTISTA NAZARI BRESCIANO…" Brescia, Appresso Pietro Maria Marchetti
La "Concordanza " è una traduzione di parte di una raccolta di scritti latini attribuiti ad Arnaldo da Villanova, quali sono inclusi in diverse raccolte di scritti alchemici pubblicate tra il XVI ed il XVII secolo.
Le parti trascritte di seguito occupano da pag. 211 a pag. 231 dell’edizione citata, e sono il "Libro Chiamato Novo Lume", il " Libro chiamato Magisterio et Allegrezza" e la "Epistola dell’autore al Re di Napoli".
Per informazioni bio-bibliografiche sul Nazari e sulla sua opera si rimanda alla nota, a firma di Senior, che introduce la riedizione del "Della Tramutatione Metallica Sogni Tre" curata nel 1967 dalle edizioni Arché di Milano.
A parte qualche leggero intervento sulla punteggiatura, al fine di garantire una migliore leggibilità, sono state introdotte poche altre modifiche al testo. Sono state, ad esempio, distinte le V dalle U, inoltre, dove indispensabile alla comprensione del testo, è stata introdotta l’accentazione moderna, sono state sciolte le (rare) abbreviazioni dell’originale, è stato regolarizzato l’uso della maiuscola dopo il punto e nella citazione di testi ed autori. Per il resto, la trascrizione è conservativa. - Massimo Marra
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LIBRO CHIAMATO NUOVO LUME

Proemio

Padre, et Signore Reverendo; ancorché io sij ignorante nelle scienze liberali, né io sij molto assiduo al studio, né io sij in stato clericale, ha però voluto Dio, si come inspira a chi vuole, rivelare a me, ancorchè non meritevole, un secreto molto eccellente de Filosofi, & perché richiede la vostra nobiltà, la bontà, la prudenza, la liberalità,, che si come non havete continouamente ricusato le fatiche del cercare di sapere, le spese & li longhi studij, così anco ne conseguiate futto abondante dal campo, & dall’arbore della Filosofia per dono di Dio, perciò io rivelarò alla vostra prudenza il desiderato Lapis, overo elexir ordinato, & mostrato a me da Dio con la fede secreta d’un huomo da bene, & il suo governo nel modo ch'o ho visto, fatto & tenuto, sapendo che havendo viste, & intese le cose ch’io scrivo, sarà chiaro al vostro ingegno, che io ho conosciuto per voler di Dio il secreto non conosciuto dal vulgo.

 

TRATTATO NEL QUALE NOMINA IL LAPIS DE FILOSOFI. cap. I

Intendi adonque il detto del Filosofo, che le operationi delli agenti sono nella dispositione del patiente, per i quali s’intende che non si può fare l’elexir, se non di materia che habbia questa perfetta dispositione: & io faccio fede, che questa habilità si trova nella materia della quale è stato fatto l’elexir con le mie mani, & ne sono testimoni questi occhi, per dottrina però, come già ho detto d’altri, il quale elexir converte Saturno in Sole, & la qual materia io ho già nominata, che è la calamita de filosofi, della quale hanno cavata i filosofi l’oro occulto nel suo corpo, & nella quale hanno trovato l’argento vivo, & il solfo di solfo, la quale è lapis in similitudine, & in atto, ma nella natura non imita le nature del lapis; però si chiama lapis non lapis, & è mista di tabesci.

Il detto nostro argento vivo, non è argento vivo nella propria natura,, né ancora nella natura alla quale è ridotto per la miniera; ma il nostro argento vivo nella natura alla quale lo riduce il nostro artificio, questo è il nostro rame del quale si fa la tintura vera, del quale si fa lo matrimonio di chabrichim & della veya, nel quale è il Re con la sua moglie, & queste cose che li emendano sono nello istesso rame, come più chiaramente si manifestarà per il documento della operatione. Questo è il spirito col quale tingemo, & è il corpo del quale si parla nella Turba, & questa via che si chiama argento vivo, non si ha da corpi liquefatti con liquefattione volgare, ma da quella che dura tanto quanto s’uniscono li mariti & moglie in vero matrimonio, cioè fino alla bianchezza.

Questo è il lapis che si trova nella cime de monti, & meritamente si chiama minerale, si dice anco che sia Animale perché ha l’anima, però si dice nella turba, il rame ha il corpo, et l’anima come l’huomo; parimente tutto quello che ha spirito ha anco il sangue; parimente si chiama spirito, cioè argento vivo portatore delle virtù dell’anima, cioè solfo per il corpo, & rame cioè calamita, overo terra laquale fatta spirituale si chiama oro che era nascosto nel corpo della calamita; perciò si dice, figliuolo, cava la sua ombra dal raggio.

E anco manifesto, che se gli può aplicare l’anima, perché dimostra alcune virtù dell’anima, perché move & è mossa, è agente & patiente, però si dice nella Turba, ò natura in che modo stai eminente sopra tutte le cose, & in che modo le superi, & è aceto fortissimo che ha fatto l’oro essere puro spirito, & quando si meschia col corpo, si fa una istessa cosa con quello, & lo converte in spirito, perché dicendosi che sia animale, adonque si dirà che sia qualche cosa vegetabile, & meritatamente, perché nella operation si vegetarà di virtù in virtù sottigliandosi & purificandosi, & migliorando in sé gli colori, sin che acquisti la desiderata rossezza, nella quale è la perfettione, & sin che prenda la virtù di penetrare & di tingere.

Ma molti erranti non conoscono questo animale herbelcrocos, overo lapis croceo vegetabile nutrito nei monti, & si vende palesemente per minimo prezzo.

 

SEGUITA LA MONDIFICATIONE DEL LAPIS INANZI CHE SI METTA NELLA DECOTTIONE. Cap. 2

Questa opera che io ho mostrata al vostro intelletto, pura, monda, amena, sincera, si dimostra giusta accomodata in lame sottili, perché espurgata per la liquefatione del foco dalla grossezza minerale, con li modi delle elevationi si fa sottile in alcune sulfureità lasciate dalla adustione, & terrestreità, & miste con unione sottile & forte, & essendo esalate alcune humidità che corrompono, della qual sottigliatione sono due segni, uno che è il spirito citrino, manco duro, fatto lapis, che tiene alquanto dio perspicuità, & l’altro che è rimasto nel fondo del vaso, fatto terra sottile & negra; ma si avertisca a questo,, che in questa elevatione, se si fa bene, vi si trova una certa cosa che rimane dentro, la quale si deve levare per forza, & elevargli sopra il volatile, & si deve restituire alla parte che resta di quello che già si è elevato, sin che tutto si faccia fugente, & all’hora la predetta terra negra rimane da tutti due nel lapis predetto duro, citrinissimo già converso.

Ma non vi contentate della predetta volatilità sin che si trovi che tutta la massa del predetto lapis elevato col foco sia resa nel suo vaso, continoua per il medesimo, contenendo li gradi del predetto foco, in modo che non vi rimanga cosa alcuna nel profondo, né netta né sporca.

Ma quando così si levarà perfettissimamente, s’adempirà nella perfettione della opera folosofica, la quale comanda la scrittura dicendo: soavemente, con grande ingegno, ascende dalla terra in Cielòo.

Sappiate parimente, che quando si meschia col corpo si fa una istessa cosa con quello, & lo converte in spirito, & Geber comanda il medesimo nel capitolo della medicina del terzo ordine, & tutti li filosofi gridano l’istesso, & questa opera è chiamata da filosofi Ablutione, per la quale si fa l’Achilesue. perché nella elevatione,. l’uno & l’altro ascende in fumo, overo in specie di fumo, & perché anco si liquefa questa materia mentre ascende, è chiaro che sia della natura dell’aqua calda, perché si liquefa & si congela dal freddo, & quando si spoglia delle superfluità si lava; s’imbevera con la sua aqua, cioè col spirito predetto, che procede dall’istesso germe.

Questa adonque è la dissolutione filosofica, la quale si fa col foco.

 

SEGUITA LA DECOTTIONE DEL PRIMO GRADO FINO ALLA BIANCHEZZA. Cap. 3

Questa adonque rotonda fatta spirituale, che converte il rame in quatro, entra nel bagno temperato, per il quale il corpo si fa soave, & che contiene il foco leggiero, il quale consuma le humidità che corrompono.

Si deve adonque fare un forno di tal dispositione, che in quello si faccia un foco lento, il quale non si possi augmentare, & il vaso che contiene la materia deve essere di vetro coperto di ferro, in vaso della medesima forma tagliato per mezzo, & il vaso deve essere longo un cubito, stretto nella cima, si che la strettezza non permetta che il spirito esali, & la longhezza precipiti li fumi, se accade che se ne levino alcuni, & consumi fra di sé le humidità che corrompono, de quali forno & vaso si deve cercare la vista di Lilio, & non la scrittura, & il calore deve circondare il vaso da tutte le parti, altrimente indarno si diria che fosse bagno, & nella cima del forno vi deve essere il forame, per il quale deve uscire un pezzo di vetro rotondo, & longo, che chiude l’orificio di detto vaso.

Nel toccare del qual pezzo si conosce se la materia si coce con calore conveniente, & se per sorte qualche fumo pare che ascenda nel predetto vaso, non lo permette che esali essendo così disposto, ancor che il vaso si tenesse aperto; però dice Geber, che mai uno si separa veramente dall’altro, benchè parino alla vista che superficialmente si separino, né uno può essere senza l’altro, perché li suoi spiriti sono temperati per via di natura perfetta, in tanto che non si separino l’uno dall’altro, & in questo grado di calore la materia si fa negra, perché il calore operando nell’humido fa la negrezza.

Però si dice nella Turba, che vedendo la negrezza soprastare a quella aqua, devi sapere che il corpo è liquefatto, parimente nella prima opera tutte le cose si fanno negre.

Ma questo frutto si fa acciò si guardi dal troppo foco, perché il calore chiuso dentro fa morire, & separarsi il composito, & perciò bisogna seguitare con foco temperato; si coce nel modo che si nutrisce un putto col latte, & in questo tutti convengono, & questo anco si mostra nella prattica de diversi colori, che si contengono sotto il color negro.

 

DEL GRADO DEL FOCO, QUANDO SI VEDRA’ LA NEGREZZA. Cap. 4

Ma quando tutto è negro si continui il foco del medesimo grado, sin che la bianchezza occulta nel suo ventre si veda, perchè così s’avicina al fisso.

Ma è da notare che nell’istessa negrezza appaiono molti colori, de quali non fanno mentione li Filosofi, perché alcune volte tutto si fa verde, alcune volte livido, alcune volte di color violaceo, alcune volte ancora da uno lato del vaso è verde, dall’altro è negro, overo è livido di dentro & verde di fuori.

Però tutti questi colori si comprendono sotto il negro, & perché in quelli non si contiene alcuna perfettione essentiale, perciò li filosofi nominano solamente tre colori fra glia altri principali, cioè il bianco, il negro & il rosso, che sono chiamati le virtù dell’anima.

Però nella Turba honorate i Re & la sua moglie, & non gli abrugiate, acciò non li mettiate in fuga con troppo foco, perché non sapete quando havete bisogno di questi, i quali emendano il Re & la sua consorte.

Fateli cocere si che si facciano negri, dopo bianchi, dapoi rossi, finalmente quello che tringe si faccia veneno, parimente si faccia il lapis bianco per la combustione, & humore, overo liquefattione, per l’aqua si dice che segue la mortificatione, la qual si vede nella negrezza, nella prima apparenza, nella qual mortificatione s’uniscono gli spiriti, cioè si essiccano, perché se gli corpi non si essiccano, non si vedono i colori de l’anima, i quali si chiamano negrezza & nuvola: parimente la calamita quando s’imbianca non lascia fugire il spirito, perché la natura contiene la natura.

L’humidità adonque, la qual curava la negrezza nella decottione si mostra essere fatta secca quando si comincia a vedere il color bianco, perché io ho visto nella trasmutazione della negrezza, una bianchezza oscura, inanzi che si facesse bianchezza perfetta la quale si chiama volgarmente color bruno, la qual brunezza si fa poi vera bianchezza.

Et durando questa brunezza, il mio maestro spezzò il vaso, & il lapis, & lo risguardò dentro & fuori, & lo trovò bruno di fuori, & di dentro v’era ancora la negrezza, & mi disse la causa di questo essere perché le parti della materia adherendo alli lati del vaso haveano sentito più il calore a sé vicino, che non havea fatto la materia di mezzo, & perciò haveano più presto cominciato a transmutarsi nel colore, & mi disse che questa brunezza ascendea, perché la bianchezza era estratta dal ventre della sua negrezza, come si dice nella Turba, perché quando lo vedrai nato, saprai che la sua bianchezza è nascosta nel ventre della negrezza, che in prima si vede, & all’hora bisogna che tu cavi quella negrezza, dalla sottilissima negrezza di quella.

Et non vi meravigliate perché sin ora questa materia io chiamo lapis, perché sappiate che quanto dura la bianchezza, & anco havendo persa la rossezza per longo tempo, sta duro, & sta in forma d’una massa forte, si che con la continouatione della decottione, comincia da sé stessa a disfarsi & elevarsi alquanto.

 

SEGUITA LA DECOTTIONE DEL SECONDO GRADO, FINO ALLA ROSSEZZA. Cap. 5.

Quando adonque questo lapis haverà lasciato così la negrezza, si muta il grado del foco, & si mette in un altro forno di dispositione sottile, nel quale si fa più forte decottione, scaldando il vaso, & la materia d’intorno, & ivi si deve far cocere, perché all’hora piglia la bianchezza vera, con la quale nel medesimo loco si coce tanto che transmutata la bianchezza pare che acquisti rossezza.

Ma si deve guardare che questo foco non sia più intenso di quello che conviene al suo grado, perché in quel bianco colore, il corpo & il spirito sono veramente congionti, & se si facesse la decottione eccessiva oltra il dovere del suo grado, essendo uniti si separariano.

Però si dice nella Turba, cocete cautamente acciò non si convertano in fumo, ma si citrinano quando di colore bianco si transmutano in rosso, & il color citrino è mezzano fra il bianco & il rosso, bisogna adonque che quello si faccia inanzi la vera rossezza, & di questa prattica hanno parlato gli Filosofi, dicendo, il spirito & l’anima non si uniscono se non nel color bianco, perché all’hora tutti gli colori che nel mondo si ponno imaginare si vedono, & si fermano, & all’hora convengono in un color solo, cioè alla bianchezza, perchè l’imbianchire è fondamento di tutta l’opera, né si muta in diversi colori, cioè veri, fuor che nel rosso, nel quale è l’ultimo fine.

Perché la citrinatione che si fa tra il bianco & il rosso, non si deve dire colore in perfettione, & si provano per tutte queste cose che io ho dette, le quali anco l’esperienza del fatto m’ha mostrato che siano vere.

 

SEGUITA LA DECOTTIONE DEL TERZO GRADO FINO ALLA CALCINATIONE. Cap. 6.

Quando comincia a diventar rosso si mette a cocere in un altro forno, dandogli grado di foco più forte, fin che sia veramente rosso dentro & fuori, dil che è segno quando si disfa, & si leva come di sopra si è detto, delle quai cose si parla nella Turba.

Ma dopo la bianchezza non puoi falare, perché essendo accresciuto il foco dopo la bianchezza inanzi la rossezza si perviene alla cineratione; parimente vedendo quella bianchezza sopraeminente, pensa che il rossore è nascosto in quella bianchezza, & all’hora bisogna cavarlo fuori, ma cocendolo si che tutto si faccia rosso.

Et se vi resta qualche dubio perché causa la bianchezza, ancorchè il rosso si faccia col cocere, io ve lo dichiaro a questo modo, perché durando la negrezza vi resta la matteria, & è humida di sua natura, laqual humidità si dimostra che si secca come appare la bianchezza, & mai anco appare la bianchezza sin che l’humidità che corrompono sono del tutto consumante.

Adonque per queste due cause si può dire che la bianchezza si cava dalla negrezza, & mentre si fa rossa non si guasta niente, ma solamente si coce, & nella decottione gagliarda il color rosso si vede incommutabile, nel quale è la perfettione. Però si dice nella Turba, dal composto converso in spirito rosso si fa il principio del mondo.

Parimente s’intromette il spirito che tinge & che vivifica, & poi che è partita la humidità che corrompe, non si nutrisce, perché è pervenuto alla bianchezza, apparendo adonque questo color rosso, la natura mostra la sua perfettione occulta.

 

SEGUITA LA CALCINATIONE, NELLA QUALE SI ABBRACCIA L’ULTIMO GRADO DEL FISSARE, & ALL’HORA IL SPIRITO È FATTO VERAMENTE CORPO PERMANENTE VERO, & FIUGITIVO FUGIENTE. Cap. 7.

Dopo che questa materia che ha il color rosso comincia a disfarsi & elevarsi, si mette a calcinare per fiamma gagliarda di riverbero nel vaso di terra nel quale si compisce il foco in grado fisso, & si fa permanente vera, & con fissione perfettissima.

Perciò, dice Geber, nel capitolo della calcinatione, che li spiriti si calcinano acciò si facciano le fissioni, & si dissolvino meglio, & anco nel capitolo della medicina del terzo ordine, comincia a calcinarla, & deve il foco quando si calcina stare in vigore, sin che si faccia polvere al tatto impalpabile, & che Habbia grandissima rossezza. Però nella Turba si dice così, sappiate che quando è cenere si meschia benissimo, perché quella cenere riceve il spirito, & quello humore è rinchiuso per rispetto del foco di dentro fin tanto che prenda colore di zaffrano, overo di sangue secco & adusto, overo di siropo granato: parimente quando l’aqua è entrata nel corpo, la converte in terra, dapoi in polvere o cenere.

Se volete far prova della perfettione, pigliate con la mano, che se trovate l’aqua impalpabile, la cosa va bene, se di no, tornate a replicare,

Ma questa cenere rossissima impalpabile si leva in sé stessa, cresce anco in modo di fermento, & si separa da quello nella calcinatione.

La predetta terra negra sottilissima, & transparente, laquale è nel fondo del, vaso, si trova sotto la detta polvere rossa, onde mi dicea iol mio maestro, si vede che la perfettione della fissione consiste in questo per due cause. Una perché per la fissione & per il foco della calcinatione, s’introduce una poca quantità di questo elexir sopra molte quantità non permanente del corpo, laquale essendone fatta la proiettione conferma in quelle la fissione dell’oro, il che non saria se la fissione in quella non soprabondasse. L’altra causa è perché la predetta terra negra nella calcinatione si separa dal misto, laquale per altro era in tutto l’opera inseparabile per la unione fortissima, & perciò è stato necessario separarsi per artificio gagliardissimo, & se restasse mista, per rispetto della sua impurità, impediria l’ingresso della materia pura

 

SEGUITA LA CENERE FATTA FUSIBILE CON LA CALCINATIONE, & IL LAPIS ITERABILE, IL QUALE E’ L’ELEXIR COMPITO. Cap. 8.

Ma questa cenere è priva di fusione, ma in che modo entri per tingere, certamente che a quella si restituisce la liquefattione, overo sudore per il modo insegnato da filosofi. Che moco è adonque quello? E’ forsi di solvere in aqua?

Certamente no, perché li filosofi non curano delle aque che s’aderiscono a chi le tocca, & che bagnano, come si dice nella Turba; ma quelli che cominciano, & che sentono l’aqua, hanno pensato che quella sia l’aqua del vulgo, ma se havessero letti i nostri libri, saprebbono che l’aqua è permanente.

In che nodo adonque è veramente aqua, la quale non s’attacca a chi la tocca, ma scorre per la superficie, non humettando come fa l’argento vivo? Chi farà questa aqua? Quello che sa fare il vetro, perché questa materia non è altro che quella che vuole da sé stessa essere, aggionta a sé stessa, perché contiene in sé tutte le cose di che ha bisogno.

Et se le cose che io ho dette si considerano bene, saprete da questa cenere havere il lapis rosso in colore intenso poco transparente, frangibile, con poca fatica fusibile, penetrante, entrante & tingente con perpetua citrinatione, un peso del quale converte cento mille pesi & più di Saturno in Sole.

Ma la sottilità consiste nel modo del fare la proiettione, laquale non conosciuta, l’elexir che tiene non giova dall’istesso.

 

CONCLUSIONE DI TUTTA LA EPISTOLA. Cap. 9

Adonque Padre non ti meravigliare se in quest’opera molti errano, perché ti giuro non haver mai visto alcuno, fuor che il mio Maestro, il quale applicasse la sua opera in materia debita, ma si sforza no a cose impossibili nelle materie, come se credessero d’un cane generare un huomo. Che meraviglia è adonque se si rendono bugiardi nelle opere?

Perché nella prattica dell’opera restano molti sottilissimi dubij del lapis, ma credi veramente che li filosofi hanno posta la verità nelli suoi libri, ma dopo la morte di quello che scrive, li suoi scritti sono male intesi; liquali però se esso fosse vivo, li esponaria speculativamente con le parole, & li verificaria con l’effetto dell’opera.

Ma io ho esposto alla tua prudenza in ogni cosa tutta l’opera, & ho approvato alcune cose dette da filosofi, ancor che poche n’habbia allegate, né senza causa, perché io presuppongo che tu habbi rinchiuso nel petto tutti li scritti de filosofi, & così non dubito, che tu non debbi applicare ogni cosa alli miei detti, si come io per l’esperienza che ho visto, intendo li scritti de sapienti, li quali altrimente non haverei inteso.

Ho adonque scritto poche cose, persuadendomi che tu sappi il fondamento, & perciò facilmente conseguirai l’intentione di quest’opera, & mi basta che a te solo sia manifesto il mio intelletto, & che questa verità non si possa partire meco da questo mondo,

Per la riverenza dalla tua paternità ho dato fuori questo lume sopra di quella, perché fra gli altri di questo mondo, ti ho, secondo il mio giudicio, eletto per il più degno, & l’altissimo Dio ti faccia arrivare al fine desiderato.

 

LIBRO

CHIAMATO MAGISTERIO

ET ALLEGREZZA

All’Inclito Rè d’Aragona

Il quale è Fiore de fiori, & Tesoro più di

tutti incomparabile, & Margarita;

 

Nel quale si trova la compositione & perfettione del vero elexir, per componere cosi il bianco, come il rosso, cioè al Sole & alla Luna, dichiarato sotto compendio

Sappi ò carissimo che in ogni cosa creata sotto il Cielo, sono quattro elementi, non per vista, ma per virtù, onde li filosofi sotto la coperta della scienza dell’elemento, hanno insegnata questa scienza, & quelli che non intendono la lettera, operano col sangue, capelli, ovi, & orina, & molte altre cose, & da quelli hanno cavato prima li quattro elementi, acciò con quelli facessero l’opera, separando prima per destillatione dalle cose predette l’aqua chiara, dapoi l’oglio nella superficie citrino, quale dicono contenere il foco, & l’aere, & la terra negra resta nel fondo: dapoi lavano la terra con l’aqua, & la fanno bianca imbeverandola, & fanno cocere quell’aqua tante volte fin che la terra si fa bianca, dapoi riducono quell’oglio al foco preparato destillando fin che la detta terra beve il tutto, cioè l’aqua, l’olio & la tintura, & gettano questa terra ò cenere sopra un corpo fuso, cioè sopra un rame ò altro, & non trovano cosa alcuna, & nondimeno fanno & operano secondo che dicono i filosofi nelli suoi libri, & cosi sono cascati in errore non ritrovando l’intrata, ma il loro errore è, perché è cosa certa che dall’huomo non si genera se non l’huomo, ne dal cavallo se non il cavallo, similmente dalli altri animali, non si generano se non cose simili a loro; essendo adonque queste cose totalmente lontane dalla natura de metalli, è impossibile che da essi si faccia la generatione de metalli, perché li metalli non si generano se non dal proprio seme, ma l’argento vivo è il seme de metalli, & l’origine di quelli come dicono tutti li filosofi, & anco l’uso & la ragione l’insegna, come insegnarò di sotto; ma queste cose predette cioè il sangue, li ovi, l’orina, & altre cose vegetabili non sono argento vivo, adonque da essi è impossibile la generatione, overo la trasmutatione de metalli; non sono adonque le predette cose il nostro Lapis, ancorchè siano essempij.

Sono altri che pigliano quattro spiriti; cioè l’arsenico, il solfo, l’argento vivo, & il sale ammoniaco, & si chiamano spiriti perché fuggono dal foco, & volano in fumo, & pigliano questi in loco delli quattro elementi, vedendo che li filosofi dicono nelli suoi libri che la scienza sta nelli spiriti, & sottoponendo questi acciò siano di natura aerea, ò che si facciano di natura aerea, li fissano poi calcinando acciò siano di natura terrea, li solvono acciò siano di natura aquea, li distillano acciò siano di natura ignea, & compongono questi secondo li libri, credendo havere la scienza delli elementi, & composti insieme li compongono sopra il rame, & non trovano cosa alcuna, ma sono corsi in errore come anco li primi, & le cause delli errori di quelli sono molte, due de quali bastano al presente, una è perché come s’è detto, li metalli non si generano se non dal suo seme, ma questi non sono il seme de metalli perfetti, fuor che l’argento vivo, adonque; è impossibile che di quelli si faccia la generatione overo la transmutatione nelli metalli: parimente perche l’arsenico & il solfo presto s’ardono nel foco, & dalla combustione del foco si transferiscono in carbone, in che modo adonque si aspettarà da quello cosa buona? ardendosi subito & riducendosi carbone, ne si debbia aspettare l’aqua? adonque è cosa manifesta à chi guarda sottilmente, che ne queste cose per sé, né congionte con corpi, né miste con ogli cavati da ovi, sangue, capelli, orina, overo altre cose vegetabili, né miste fra loro, sono il nostro lapis, overo la nostra medicina, & questo per le ragioni predette, perché alla generatione dell’huomo, non si fa mistione di cosa alcuna, ne alla generatione dell’animale, ne alla generatione della pianta, se non con li suoi proprij semi, però il nostro magisterio non hà bisogno d’alcuna mistione estranea; alcuni credono trouare la scienza nelli sali, overo alumi, & li solvono, calcinano, fundono, & preparano, & alcuni per sé solamente ne fanno la proiettione sopra corpi imperfetti; altri li meschiano insieme con li spiriti, come si è detto, ma li preparano con corpi preparati, & non trovano cosa alcuna, & la causa delli errori di quelli è simile alli precedenti. Alcuni credono cavare la medicina dalli soli corpi, & gli preparano, calcinando, solvendo, congelando, & fanno la proiettione sopra il corpo, & si sono ingannati, & l’errore di quelli è perché non hanno tolto da principio il seme de metalli, ma il corpo come sta nella sua natione.

Da le ragioni adonque dette si vede che non nel sangue, non nell’ovi, o capelli, o vegetabili si haverà la nostra medicina, ne meno nelli predetti spiriti, overo sali, o altre cose simili.

Alcuni riguardando più sottilmente, hanno considerato l’argento vivo esser principio de metalli, & l’origine di essi si trova nel calore del solfo, hanno decotto & sublimato per se l’argento vivo, & l’hanno fissato, & preparato, & non hanno trovato cosa alcuna; & la causa del suo errore è, perché il seme dell’huomo non giova, né fa frutto, se non si mette nella matrice della donna; cosi anco il mercurio il quale è il seme, non giova se non si mette nella matrice de corpi, acciò lo maturino.

Alcuni l’hanno meschiato col corpo amalgamandolo, & l’hanno lavato tanto tempo con l’aqua dolce, fin che s’è visto in quelli, che sia ridotto in corpo netto; & l’hanno cotto fin al fine, credendo che l’argento vivo si meschij con tal corpo, ma non hanno trovato cosa alcuna, perché hanno trovato un corpo immondo, & l’argento vivo è andato in fumo, ma il corpo è restato più netto che non sarebbe stato.

La causa adonque del suo errore è, perché il seme non si congionge col corpo, se non mediante la luna, perché l’anima è il mezzo fra il spirito & il corpo che li congionge fra loro, ma l’anima è il fermento; perché si come l’anima vivifica il corpo dell’huomo, così il fermento vivifica il corpo morto, & totalmente alterato dalla sua natura, onde l’anima ottiene il principato essercitando le sue virtù, ma che cosa sia fermento si dirà di sotto.

Alcuni meschiano li corpi imperfetti con li corpi perfetti, & gli pongono in essame, credendo che quello che è bono & puro nelli corpi imperfetti, resti con li perfetti, & il restante vada in fumo, & non vedendo queste cose si sono ingannati, & in loro è caduto cattivo pensiero, la causa del suo errore è, perché quello che corrompe i corpi imperfetti impedisce che non si fanno perfetti , & nota che qui bisogneria havere doppia virtù, laquale separasse la terra sulfurea che arde dal misto, & che convertisse alla sua natura quella che già è separata; ma il corpo non può havere questa virtù nella sua crassezza: tutte queste cose le hanno tentate tutti quelli che operano communemente, sì come anch’io già ho tentato, & si sono stupefatti, come disperati della scienza, lasciando il magisterio per debolezza d’intelletto.

Ma hora voglio che tu sappi, che la materia de tutti li metalli & il suo seme è il mercurio decotto & inspessito nel ventre della terra, cocendolo il calore sulfureo, & si generano diversi metalli secondo la varietà del solfo, & secondo la moltitudine di esso nella terra, sempre però la materia di quelli è una medesima essentialmente, sono solamente differenti nell’accidente, cioè in maggiore o minore decottione, ardente o non ardente, & in questo convengono tutti li filosofi, & questo ancora io ti dichiararò più manifestamente, perché è cosa certa che tutto è di quello nel quale si risolve; per esempio, il ghiaccio overo la neve si converte in aqua mediante il calore, adonque è stata prima acqua che neve o ghiaccio, ma tutti li metalli si convertono in argento vivo, adonque sono prima stato argento vivo, ma il modo di convertirli in argento vivo, lo mostrarò di sotto: & presuposto questo, che il metallo si possi risolvere in argento vivo, si scioglie l’opinione di quelli che dicono, li spiriti & altre specie non potersi transmutare in elementi & natura de metalli, perché questo non è vero, come dicono essi, se non si riducono alla prima materia, & il ridurli alla prima materia è cosa facile, & lo dimostrarò di sotto: adonque la transmutatione è facile & possibile nelli metalli.

Parimente io ti dimostro che la mutiplicatione nelli metalli è possibile, perché ogni cosa crescente & nascente si multiplica, come si vede nelle piante & arbori, perché d’un grano se ne fanno mille, da un arbore provengono infiniti rami, da quali si fanno diversi & infiniti arbori, & così crescono il suo numero & moltiplicano, ma li metalli nascono nella terra & crescono, adonque in quelli è possibile l’augmentatione & moltiplicatione in infinito.

Io te ho adonque dimostrato, se hai intese le cose dette, gli errori di tutti quelli che operano communemente, con le sue cause, & ho affermato questo esser vero, con demonstratione chiara & manifesta: hora con l’aiuto di Dio veniamo alla prattica.

Io ti dico che bisogna prima ridurre i corpi alla prima materia, acciò si faccia la generatione overo multiplicatione in quelli, avertite adonque in questi che si descrivono. Piglia una libra di limatura di rame netta, & meschiala con quattro libre di mercurio tridando nel mortaro con poco sale & aceto, fi che s’amalghino insieme, & quando il rame sarà benissimo congionto, aggiongi aqua vita in bona quantità, cioè dodeci parti, si che se la massa sarà d’una libra, l’aqua vita sia de dodeci parti, metti ogni cosa in orinale sopra il foco di cenere debile di sotto lentissimamente per un giorno naturale, allhora lascialo raffredire, & quando sarà freddo cola la tua aqua con tutte le cose che sono in quella, con panno di lino, fin che esca & passi per il panno de l’aqua quello che sarà resoluto del corpo, & non per feltro, perché non usceria la resolutione del corpo per feltro, & esca tutta quella parte che potrà uscire, & mettila da parte; dapoi piglia quello che è rimasto nel panno, & un’altra volta rimettilo al foco con nova aqua nel predetto vaso per un giorno & una notte come prima, & cola, come si dice di sopra, & metti da parte la seconda aqua con la prima come di sopra; & così replica tante volte, fin che l'opera ritorni all'aqua, cioè alla prima materia che è il mercurio, il che fatto piglia tutto questo & mettilo in vaso di vetro cocendo sopra foco lento fin che vedrai nella superficie la negrezza apparente, laquale rimovi più sottilmente che tu puoi; & così replica cocendo & levando la negrezza dalla superficie, fin che non si vede più negrezza alcuna, & l’aqua resti chiara.

Hora hai l’aqua & la terra, cioè li due principali elementi, dapoi piglia quella terra & negrezza che hai raccolto, & mettila in vaso di vetro, & soprafondi della predetta aqua fin che noti sopra quella, & coci a lento foco per quattro giorni, dapoi metti l’aqua & coci, & coci dopoi fin che la terra sia bianca & chiara, & questo è quello c’hanno detto i filosofi: questa aqua si putrefa con la terra, & si mondifica, perché quando sarà mondificata con l’aiuto di Dio si drizzarà tutto il magisterio, laquale essendo mondata, & chiarificata, overo fatta bianca come s’è detto mediante l’aqua, laquale con la detta terra mediante il calore, coagulata & fatta spessa, cocendo questa terra coagulata con la sua aqua, & ispessiti senz’ altra aqua con foco gagliardo, in una bozza di vetro, soprapostovi il lambicco di vetro, fin che tutto quello che vi sarà dell’aqua, ascende al lambicco, & la terra resti calcinata, all’hora piglia del fermento di qual forte tu vorrai la quarta parte, cioè se sarà una libra di corpo perfetto, piglia tre oncie di fermento, ma il fermento overo che è oro, overo argento, & questo fermento si fermenta con la terra, si come è fatto di terra, & nell’istesso modo preparato con ordine congiongeli insieme, & imbevera con la predetta aqua, & fa cocere per tre giorni o più.

All’hora un’altra volta imbevera con l’aqua sua & fa cocere come prima, & questo replica tante volte quante, & fin che questi due si riducono in uno, il quale saprai quando il colore non si varia nelli medesimi, all’hora sopra di quelli infonde la predetta aqua una parte dopo l’altra a poco a poco, fin che beverà di essa quanto potrà, infondendo sempre nova aqua perche in questa congiontione di spirito, & di corpo con quelli si meschia l’anima, acciò si facciano una cosa istessa, & che li corpi si convertano nella natura di essi, per la quale il germe si congionge con li predetti corpi mondati di essi, il che non si potea fare innanzi per la immondezza di quelli & grossezza, ma ora si congionge con quelli, & in quelli cresce & s’augmenta: hora tornarò alle cose dette prima, applicando singolarmente sopra di quelle le parole de filosofi antiqui, poste oscuramente in parabole, in modo che direte d’intendere le parole de filosofi nelli miei detti.

La prima parola è la reduttione de corpi in argento vivo, & questo è quello che li filosofi hanno chiamato solutione, laquale è fundamento dell’arte; così dicono, se non solverete li corpi, vi affaticherete indarno, della qual solutione trattando Parmenide nel libro della Turba ne parlò. Se havessero letto questo libro & inteso, saperiano l’aqua essere permanente, laquale senza il suo corpo col quale è congionta, & fatta una istessa cosa, non puotria essere permanente: non è adonque l’aqua de corpi de filosofi in nuvola, ma è la conversione di essi in aqua, della quale sono stati creati, cioè l’argento vivo nel modo che si converte col gelo in aqua limpida, della quale è stato prima. Ecco che per gratia de Dio tu hai uno elemento che è l’aqua.

La seconda parola è che sia la terra, & questo che hanno detto li filosofi, che della grossezza dell’aqua si genera la terra, perché le feccie dell’aqua che rimangano nel fondo del vaso li filosofi le hanno chiamate terra così adonque hai secondo altri l’elemento che si chiama terra.

La terza parola è, che è la mondificatione della terra, della qual mondificatione Morieno filosofo dice, questa terrà si putrefà con l’aqua, & si mondifica, laquale quando sarà mondificata, con l’aiuto di Dio tutto il magisterio si drizzarà, della quale disse anco Pheyrer nel libro della Turba, congiongi il secco con l’humido, cioè la terra con l’aqua. Ecco ancora che hai l’aqua per se, & la terra imbianchita con l’aqua.

La quarta parola è l’aqua, laquale può evaporare per destillatione o sublimatione, per laquale sublimatione overo ascensione l’istessa terra si fa aerea, essendo prima il tutto ispessito con la terra & coagulato, & così hai la terra, l’aqua, & l’aere, & questo è quello che disse Philete nel libro della Turba, il secco fatto bianco s’arde nel foco, fin che da quello esce lo spirito, che in quello si trova, che si chiama la cenere d’Hermete, & resta la terra calcinata nel fondo del vaso, laquale è di natura ignea, & così havemo nelle predette preparationi quattro elementi, adonque questa terra calcinata è quella, della quale così dice Miseri Philosofo, nel tenere in poco conto la cenere che sta nel loco inferiore, perché in quello è la corona del core, che resta; dapoi sarà la cenere con la predetta terra con laquale si mette il fermento, che dicono li filosofi essere l’anima, & questo perché si come il corpo humano senza il suo fermento, overo la sua anima, non vale cosa alcuna, così è nel nostro proposito, perché il fermento, è il corpo, come s’è detto, & converte l’altre cose alla sua natura, & sappi che non è fermento se non il Sole & la Luna, cioè l’oro & argento appropriati à questi pianeti.

Et perché si come il Sole & la Luna dominano alli altri pianetti, così questi due corpi dominano alli altri, & li convertono alla sua natura, & perciò da molti si chiamano fermento, bisogna adonque che s’introduca il fermento nelli corpi, perché è la sua anima, questo è quello che disse Morieno, se non mondarai il corpo immondo & non lo farai bianco, & non metterai l’anima in quello, non hai drizzato cosa alcuna a questo magisterio: si fa adonque la congiontione del fermento col corpo mundo, & all’hora il spirito quando si congionge si rallegra con quelli, perché sono mondati dalla sua natura grossa, & sono fatti sottili, & questo disse Ascano nel libro della turba, il spirito non si congionge con li corpi sin che non sia perfettamente purgato dalle sue immonditie.

Nell’hora della congiontione si vedono cose meravigliose, perché tutti li colori del mondo appaiono nell’operare, quanti si possono mai imaginare, & il corpo imperfetto si colora d’una coloratione ferma, mediante il fermento, il qual fermento è l’anima; & si congionge il spirito col corpo mediante l’anima, & si lega, & si converte insieme con quello nel colore del fermento, et si fa una istessa cosa con quelli.

Dalle cose predette appare, a chi riguarda sottilmente, li filosofi nelle sue oscurissime parole haver detto cose vere, perché li stessi filosofi dicono nelli suoi libri, che il nostro lapis è di quattro elementi, perché l’hanno comparato alli elementi, & è stato dimostrato prima qualmente sono li quattro elementi; hanno detto ancora che il nostro lapis è composto di corpo, anima & spirito, & hanno detto il vero, perché hanno paragonato il corpo imperfetto al corpo, per questo perché è infermo: hanno detto l’acqua essere spirito, & veramente essa è spirito: hanno detto il fermento esser anima perché si come s’è detto di sopra, dà la vita imperfetta al corpo imperfetto, laqual prima non havea, & gli ha introdotta forma migliore.

Hanno anco detto alcuni filosofi, se non riducete li corpi che si facciano incorporei, cioè non corpi, non havete ancora trovato le regole à operare li corpi, & dicono il vero; perché prima si fa l’aqua, cioè l’argento vivo,, & così si fa incorporeo, dapoi della congiontione del spirito, l’aqua si fa corpo, onde hanno detto alcuni, converti le nature, & troverai quello che cerchi.

Questo è vero, perché nel nostro magisterio, prima facciamo di grosso sottile, cioè di corpo aqua, & poi di aqua che è cosa humida facciamo terra, che è cosa secca, & così convertiamo le nature, & facciamo di corporale, spirituale, & di spirituale, corporale, come s’è detto, & quello che è dio sotto, come quello che è di sopra.

Cioè il spirito lo facciamo corpo, & il corpo lo facciamo spirito, come nel principio dell’operatione, cioè nella solutione si fa che quello che è di sotto è come quello che è di sopra, & tutto si convertirà in terra: è dunque manifesto dalle cose predette, che il nostro lapis sono li quattro elementi, & sono l’anima, il corpo, & il spirito; & il nostro lapis, come dicono alcuni filosofi, si fa d’una sol cosa con un’altra, & certamente dicono il vero, perché veramente tutto il nostro magisterio si fa con l’aqua nostra & di quella, & per quella, perché solve li corpi istessi, come di sopra si è detto, non con quella solutione come credono gli ignoranti che si convertano in aqua di nuvole, ma di solutione vera filosofica, cioè che si converta in aqua prima, dalla quale sono stati nel principio: perché l'istessa aqua calcina li corpi, & li riduce in terra, la istessa aqua transforma li corpi in cenere, & quella la incenerisce, imbianchisce & mondifica secondo la parola di Morieno, che dice che Azoch & il foco lavano latone e lo mondificano, & levano totalmente l’oscurità da quello.

Latone è un corpo immondo, Azoch è l’argento vivo, & congionge corpi diversi, preparato nel modo predetto con tal congiontione, che non potrà la potenza del foco, ne altra temperatione, overo probatione separarla, & la defende dalla combustione del foco, & mette uno di quelli in un altro
& sublima li corpi, non con soblimatione volgare come intendono gli idioti che li sublimare sia ascendere di sopra per forza del foco, & perciò pigliano li corpi calcinati & li meschiano con li spiriti sublimati, cioè col mercurio, arsenico, & sale, & col mezo del foco gagliardo & subitaneo, fanno ascendere li corpi con li spiriti, & dicono che all’hora li corpi sono sublimati, ma si sono ingannati, perché dapoi li trovano più immondi che non erano prima.

Sappi adonque che il nostro sublimare non è ascendere di sopra, ma il sublimare de’ filosofi è d’una cosa bassa & corrotta farla alta, & grande, cioè pura, come quando dicemo questo huomo è sublimato, cioè posto in dignità, perché così dicemo li corpi sono sublimati, cioè fatti sottili & conversi in altra natura, ma il sublimare appresso de filosofi, è il medesimo che assottigliare & decretare, il che fa tutto la nostra aqua; così adonque intendi la nostra sublimatione, perché molti in questo si sono ingannati.

L’aqua nostra ancora mortifica, vivifica, & fa apparere il colore, prima negro nella mortificazione del corpo, mentre si converte in terra.

Dapoi si vedono molti colori, & diversi inanzi l’imbianchire, il fine de quali tutti è la bianchezza: ma nella congiontione del corpo preparato & fermentato, appaiono infiniti colori, & tanti quanti si possono imaginare dall’huomo, & così appare che il nostro magisterio, è una cosa sola, & si fa con una sola, & è di quattro cose come s’è detto, & è di tre cose come di sopra si è detto, onde sappi che li filosofi hanno multiplicati li nomi del nostro lapis per questo, per ascenderlo, & hanno detto il nostro lapis essere corporeo & spirituale, & in verità non hanno mentito, come ponno intendere i sapienti, perché ivi è il corpo, & il spirito, & il corpo è fatto spirituale nella solutione come si è detto, & il spirito è fatto corporale nella congiontione di esso col corpo perfetto & col fermento, & così l’hanno chiamata alcuni filosofi come disse Eximeo nel libro della turba, così saprete tutti che ricercate la scienza, che non v’è tintura vera alcuna se non quella che si fa col nostro rame, & vi hanno posi infiniti nomi, acciò dalli principianti s’intendesse ad un certo modo se lo nominassero, nondimeno l’opera tutta è una medesima, & perciò dice Morieno, che il nostro magisterio s’assomiglia nell’ordine alla creatione dell’huomo, perché prima vi è il coito, dapoi la concettione, dapoi l’impregnatione, quarto vi è il nascimento, & quinto segue il nutrimento.

Queste parole io te le farò intendere, se sarai attento & sollicito: il nostro seme che è l’argento vivo con la terra si congionge a corpo imperfetto, la qual terra si dice nostra per questo, perché la terra è madre di tutti li elementi, all’hora secondo li filosofi si chiama coito; ma quando la terra comincia a ritenere seco alquanto dell’argento vivo, allora si chiama conceptione, & all’hora opera il maschio nella femina, cioè l’argento vivo nella terra, & questo è quello che dicono i filosofi, che il nostro magisterio non è altro, se non il maschio & la femina, & la congiontione di essi.

L’aqua domina nell’argento vivo, & la terra cresce & si multiplica & augmenta: & questo avviene quando la terra s’imbianca, all’hora si chiama impregnatione, perché già la terra s’è impregnata; dapoi il fermento si congionge col corpo imperfetto preparato come s’è detto sin che si facciano una cosa medesima in colore & in aspetto, & all’hora si dice che è il nascimento, perché all’hora è nato il nostro lapis, ilqual nato si chiama Re dalli filosofi, onde dice il filosofo nel libro della Turba, honorate il nostro Re, che viene dal foco, coronato di corona, & nutritelo, sin che pervenga alla età perfetta, il cui padre è il Sole, la Luna madre, ma pigliano la luna per corpo imperfetto, & il sole per corpo perfetto.

Adonque segue ultimamente il nutrimento, fin che s’augmenti di augmentatione grande; ma il nutrimento è del suo latte & seme, del quale è stato dal suo principio, ma s’imbeveri l’argento vivo spesse volte sin che habbia quello che basti, cioè sino alla perfettione, che è il fine di tutta l’opera nostra.

Tu poi adonque per le cose dette facilmente intendere tutte le parole oscure de filosofi, & conoscerai che tutti convengono nel medesimo, & non vi è altro magisterio se non quello che io ho predetto.

Già hai la solutione del corpo & la reduttione di sé stesso alla prima materia, dapoi hai la conversione de l’istesso in terra, dapoi la dealbatione, la levigatione in aere, perché all’hora destillando l’humidità che in quello si trova, si fa aereo, che discende, & la terra rimane calcinata, & all’hora è di natura ignea, & hai anche la congiontione di questi l’uno con l’altro, & hai la commistione dell’anima & del corpo, & anco la congiontione dell’anima & del corpo, & del spirito insieme, & la conversione fra di loro, & hai l’augmentatione, la cui utilità è maggiore di quello che si possa con la ragione intendere.

 

EPISTOLA DELL’AUTORE AL RE

DI NAPOLI,

Nella quale parla dell’Alchimia.

Sappi o Re che li sapienti hanno poste nell’opere molte cose, & molti modi d’operare, cioè dissolvere & congelare, & hanno posti molti vasi & pesi, il che hanno fatto per acciecare gli ignoranti, & per dichiarare alli intelligenti l’opera predetta. Et nota o Re che li sapienti hanno denonciata l’opera sotto parole brevi, ancor che vi abbiano poste & aggionte altre parole, acciò non fossero intese se non per li sapienti. Ma li sapienti hanno detto che il lapis è uno solo, il quale è composto di quattro nature, lequali sono il foco, l’aere, l’aqua & la terra, ilqual lapis è lapis in similitudine & in tatto, ma non in natura; & si chiama lapis, overo una certa cosa composita.

Il composto mentre è ridotto per la via dritta, è quello che si cerca, nel quale non è cosa alcuna superflua, overo deficiente, anzi tutte le cose che sono nel lapis, sono a lui necessarie, & non ha bisogno di nissun’altro, & il detto lapis è di una natura sola, & è una cosa sola, laquale nella decottione del foco ha diversi colori, inanzi che si faccia lapis bianco perfetto, & nota o Re che quando il detto lapis sta più nel foco tanto più s’acresce di virtù & bontà, il che non è così nelle altre cose, perché tutte le altre cose s’ardono nel foco & perdono l’humidità radicale, ma il detto lapis tutto solo nel foco sempre si migliora, & la sua bontà cresce, & il foco è il nutrimento dell’istesso lapis, & questo è uno delli segni evidenti a conoscere il lapis, il che intendi bene.

Ilqual lapis si divide innanzi alla operatione in due modi, il primo è corporale, l’altro è spirituale, & uno esce dall’altro & è unito & si governa con l’altro, & uno migliora l’altro, & li filosofi chiamano l’uno mascolino, & l’altro feminino, & nota o Re che quando li filosofi hanno nominato l’argento vivo, & la calamita, dicendo congelate l’argento vivo nel corpo della calamita, che essi non hanno inteso dell’argento vivo volgare, che si vede, ma hanno inteso che l’argento vivo è una humidità del detto lapis, & che la calamita non è quella che si vede vulgarmente, ma hanno chiamato calamita tutto il composito, nel quale è tutta la detta humidità che è l’argento vivo.

La qual humidità non è come le altre humidità, la qual humidità

corre nel foco, & nel medesimo seco dissolve tutto il composito, lo congela, lo fa negro, bianco & finalmente rosso, & così lo fa perfetto: & nota o Re che nell’opera non si mettono più cose, ma una solamente, né bisogna che si faccia trituratione alcuna, de mani, né si deve aggiungere cosa lacuna col detto lapis, & nota o Re che la terra bianca si chiama lapis bianco perfetto, & la terra rossa si chiama lapis rosso perfetto, la qual terra bianca col governo della detta opera senza aiuto d’altra cosa si converte i rossezza; ma l’aqua overo argento vivo si chiama humidità, mentre esce della compositione overo lapis, è conversa tutta la compositione negra nel fondo del vaso, & così continuando il foco, l’istessa negrezza nella quale è l’humidità si converte in diversi colori, & finalmente in bianchezza, la qual humidità si chiama ancora aere, ilqual aere overo humidità si meschia con la sua terra & con li altri elementi che sono nell’istesso lapis, si che si faccia una cosa bianca, & nota o Re che la detta humidità aerea laquale è l’argento vivo, è una cosa istessa con la sua terra predetta, & altri elementi che sono nel detto lapis, laqual humidità ancor che sia poca, è sofficiente a nutrire & a fare perfetto tutto il lapis, dal quale viene l’istessa humidità, & è da sapere che nella detta compositione overo lapis, sono il Sole & la Luna in virtù & potenza, & nelli elementi in natura, perché se queste cose non fossero nell’istesso composito, non si fariano di quello né il Sole né la Luna, & nondimeno non è l’istesso Sole, comme il Sole commune, né l’istessa Luna come la Luna commune, perché il Sole & la Luna che sono nella detta compositione, sono migliori di quello che sono nella natura volgare, perché il Sole & la Luna del detto composto sonio vivi, & gli altri volgari sono morti.

Havendo riguardo all’istesso Sole & Luna che sono nel detto lapis come s’è detto, benchè li filosofi habbiano nominato il lapis Sole & Luna a qual fine, perché nell’istesso lapis sono potentialmente, ma non visibilmente, & è da sapere che il lapis overo composito è solamente una cosa, & d’una sol natura, & in esso è tutto quello che a lui è necessario, & in esso vi è quello che lo migliora, & quello che lo fa compito, & non è questo composito, che è una opera d’alcuni animali o vegetabili; ma è una natura monda & chiara delle sue proprie miniere che si transmuta per il governo del foco, & si putrefa, si fa negra, & bianca, & rossa, & viene a più colori.

Et nota o Re, & sappi che hanno detto li filosofi fondete il corpo, & assatelo, si che si converta in aqua, il che s’intende del detto composito, che si funde & si congela, & all’hora si chiama terra; & nota che li filosofi chiamano aqua, mentre che il detto lapis è liquefatto con la sua aqua, laquale è fissa nell’istesso lapis, laqual aqua all’hora è corrente & bianca come aqua.

Et nota o Re, quando essi hanno detto, che si converte l’acqua in aere, che si deve intendere che la detta aqua si congeli, & si converta in corpo che era innnanzi, & che il corpo sia tanto nel governo del foco si che si converta l’istesso corpo sottile & risolto in perfetta bianchezza & all’hora è chiamato da alcuni aere, ma quando si dice, che si converta l’aere in foco, si intende che il detto composito che si chiama aere, stia nel foco gagliardo tanto tempo che si faccia rosso, & all’hora sarà compito al rosso, che si chiama foco overo Sole. Et nota o Re che d’un solo composito, & solo di esso si fa l’opera & non d’altro, ilqual composito piglialo puro, senza le immondezze che sono i quello, cioè che sia mondo come bisogna, ilqual composito governalo nel foco con le sue nature,, & questo lo dei fare nel principio del governo del foco, perché in questo è tutto il difetto overo pericolo.

Et mentre questo è fatto, non può più oltra essere alcuno difetto, & all’hora il foco deve essere fra il lento & il gagliardo sin che il spirito sarà separato dal corpo, & ascenderà sopra la terra, & restarà nel fondo del vaso il corpo morto senza che il spirito sia in lui, & è segno che se si mette sopra il foco, & non funde, né fuma, già è compito quanto a questo passo, & mentre è così si riduca l'istesso spirito sopra l'istesso corpo dal quale è uscito, il qual spirito è simile alle nuvole negre che portano l'aqua, perché questo spirito si chiama aqua di vita per la quale si sostiene questo corpo, & con la quale more, & dopo la morte si vivifica. Et nota che col detto composito vi è quello che mortifica, & vivifica l’istesso composito, & con l’istesso medesimo si fa bianco, & l’istesso composito si fa rosso senza aiuto di sorte alcuna estranea, parimente avertisci, che il foco nel principio dell’opera deve essere lento, nel secondo mediocre, nel terzo forte, cioè accrescendo a poco a poco il foco, si che il detto lapis si faccia bianco & ultimamente rosso.