Susanna Åkerman: Cristina Di Svezia (1626-1689), la Porta Magica ed I Poeti italiani dell’aurea Rosa Croce.
Italian translation by Massimo Marra
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La pratica dell’alchimia per la regina Cristina fu una preoccupazione costante per buona parte della sua vita adulta. Il suo interesse per l’alchimia ebbe anche alcune interessanti correlazioni col movimento rosicruciano.

I trattati originali rosicruciani del 1614 diffusero la forte aspettativa dell’avvento di una nuova era ed una riforma universale delle arti, circolando diffusamente negli ambienti radicali paracelsiani del nord Europa.

Gli elementi rosicruciani che sarebbero affiorati in Italia, tuttavia, sembrano essere scaturiti da un interesse puramente alchemico; le operazioni trasmutatorie promettevano una prossima restaurazione dell’età dell’oro ed erano soprattutto adombrate in forma poetica.

Sebbene l’antiquario reale di Stoccolma, Johannes Bureus, avesse dedicato a Cristina una copia manoscritta delle sue speculazioni sull’origine mistica delle rune, l’Alduruna Rediviva (1643) ed una copia del suo scritto apocalittico il Ruggito del Leone del Nord (1644) non è noto se egli le abbia mostrato anche la sua replica alla Fama rosicruciana, la Fama e Scanzia Redux (1616).

Nel 1646, probabilmente ispirata da letture spirituali, Cristina cercò di istituire un Ordine di Immanuel, ma il suo consigliere Jophan Adler Salvius espresse l’opinione che la cosa sarebbe potuta apparire un vuoto trastullo infantile; in tal modo l’idea venne accantonata.

D’altra parte, nel 1653, la regina istituì l’Ordine dell’Amaranta, che aveva come emblema una ghirlanda sempreverde, simbolo della vita eterna. Per gli antichi greci, le foglie dell’amaranta crescevano nella Colchide, oltre le sponde del Mar Nero.

Ella conferì l’ordine agli assistenti spagnoli che la aiutarono a prepararsi alla conversione al cattolicesimo, concretizzatasi dopo l’abdicazione del 1654. Cristina lasciò la Svezia e si stabilì a Roma come la convertita più famosa del suo tempo.

Prima di ciò, comunque, Cristina era stata avvicinata dall’alchimista Johannes Franck, che descriveva il suo futuro regno come il compimento della profezia di Paracelso e della visione del Sendivogio sul ritorno di Elia Artista e sul sorgere di una monarchia "metallica" nel Nord.

Provvisto di questo bagaglio di visioni, Franck stimolò la regina ad intraprendere la ricerca della polvere rosso rubino dei Filosofi. Egli espresse questa speranza nel trattato che offrì all’attenzione della regina, il Colloquium Philosophicum cum diis montanis (Upsala 1651).

All’incirca nello stesso periodo, a Cristina fu offerto un testo che trattava di magia cabalistica dall’ermetista Michel Le Blon, stampatore, che si faceva in tal modo latore dell’offerta di Rabbi Menasseh ben Israel.

Le Blon ottenne una copia del Piccolo libro di Preghiera di Jacob Boehme dal mistico e seguace di Boehme Abraham Von Franckemberg, ed iniziò a tradurlo in francese a Stoccolma, proprio durante il 1651.

Cristina si stava già avvicinando al cattolicesimo, ma è possibile che venisse a sapere della traduzione in corso dallo stesso Le Blon, che fungeva da suo consigliere culturale.

All’incirca nello stesso periodo, ella induceva il grecista Johannes Schefferus a scrivere una storia dei Pitagorici che vedrà la stampa un decennio più tardi con il titolo di De natura et constitutione Philosophiae Italicae seu Pytagorichae (Upsala 1664).

L’inclinazione di Cristina per lo studio dei manoscritti greci fu oggetto della critica di Descartes durante la visita del filosofo a Stoccolma, nel 1650. Cristina replicò che riteneva le idee cartesiane come già formulate dallo scettico Sesto Empirico e da Platone.

In quel periodo, la regina leggeva anche una copia del De Mysteriis Aegyptiorum di Giamblico, un testo che usa fonti ermetiche e platoniche nella sua descrizione della teurgia e della divinazione come metodi per entrare in contatto con divinità e demoni.

Nel 1656, a Pesaro, Cristina scrive al grecista Lucas Holstenius a Roma, che aveva edito la Vita di Pitagora di Porfirio e rivela i suoi interessi affermando che "…le opere platoniche sono rare, da queste parti, come gli unicorni…".

A Pesaro, inoltre, la regina fu salutata in versi da Francesco Maria Santinelli, un fecondo poeta che fu introdotto alla sua corte. Un anno dopo, il fratello del Santinelli, Ludovico, fu testimone dell’assassinio di Monaldesco, perpetrato su ordine di Cristina a Fontainebleau. Francesco Maria si trovava per affari a Roma durante questo efferato evento, ma, nondimeno, giocava un ruolo di primo piano nelle macchinazioni di Cristina.

Monaldesco aveva tradito il piano della regina, appoggiato dai francesi, per conquistare il potere nel regno di Napoli con un attacco a sorpresa al dominio spagnolo. Dopo lo scandalo provocato dall’omicidio, i fratelli Santinelli abbandonarono la corte di Cristina. Nel 1659 Francesco Maria scrisse un poema, il Carlo V, dedicato all’imperatore Leopoldo a Vienna. In esso vi è un verso che recita: "…la mia Rosa Croce Aurea fortuna…" (V. 89). Successivamente, nel 1666, scrisse un poema alchemico con un commentario, la Lux obnubilata suapte natura refulgens, usando lo pseudonimo di Fra Marc’Antonio Crasselame Chinese.

In un’altra raccolta di versi, scritta nel 1656 a Roma dal marchese Massimiliano Palombara, La Bugia – di cui è conservata una ulteriore stesura nella collezione di Cristina della Biblioteca Vaticana (Ms. Reginensis Latini 1521) – si può leggere : "….una compagnia intitolata della rosea Croce, e come altri dicono dell’Aurea Croce…". Tali riferimenti sparsi corroborano l’ipotesi che, tra gli alchimisti italiani, si fosse sviluppata un’identità rosicruciana – identità che può essere considerata come una prefigurazione del Gold - Und Rosenkreutz Order fondato da Sincerus Renatus (Salomon Richter) nel 1710.

Nel 1656, come puntualizza Mino Gabriele, un Signor Francesco Melosi legge alcuni versi sulla Bugia (il candelabro) nell’accademia di Cristina, pronunciando frasi come "..la Bugia su l’argento e vera alchimia" (Ms. Barb. Lat. 3885 fl. 85r-88r). Cristina quasi certamente ha contatti con poeti ed alchimisti che hanno preso parte alle aspettative rosicruciane. Vi è anche un disegno alchemico di pugno della regina che illustra alcuni apparecchi alchemici di distillazione.

Dobbiamo tuttavia ricordare che gli accenni ai rosicruciani nel testo di Palombara non ricorrono nella versione della Bugia posseduta da Cristina. Esiste comunque un altro manoscritto della sua collezione francese, intitolato Veritas Hermetica (Ms. Reg. Lat. 1218).

Questo testo riporta alcuni brani sulla raccolta della rugiada e sulla sua lavorazione e fa inoltre riferimento ad alcuni Fratres Rori Cocti (fratelli della rugiada cotta).

Cristina possedeva anche circa quaranta manoscritti alchemici dei principali autori medievali, oltre a vari manuali di alchimia pratica. La sua biblioteca includeva opere di Geber, Giovanni Scoto, Arnaldo da Villanova, Raimondo Lullo, Alberto Magno, Tommaso D’Aquino, Bernardo Trevisano, George Ripley, George Anrach D’Argentine, Johan Grasshof ed una edizione del Rosarium Philosophorum – con le sue immagini alchemiche di fusione del re- Sole e della regina- Luna in un’unione ermafrodita.

Vi è anche la Porta Magica, costruita nel 1680 nel giardino romano del Palombara, il cui portale è sovrastato da un bassorilievo con un emblema tratto dall’opera di allegorie alchemiche Aurum Seculm Redivivum (1621) di Henricus Madathanus. Esso consiste in una croce posta al di sopra di un circolo al cui interno è inscritto un esagramma che recita: centrum in trigono centri.

Mino Gabriele concentra la sua attenzione sulla costruzione geometrica del bassorilievo, e mostra che essa è simile a quella del 21° emblema dell’Atalanta Fugiens di Michael Maier (Frankfurt 1617) in cui un uomo con un paio di compassi è impegnato a disegnare un esagramma tracciando un triangolo all’interno di un largo cerchio mentre alla base un quadrato è posto all’interno di un centro più piccolo. La porta del Palombara è contornata da segni alchemici e da varie iscrizioni latine che si riferiscono al processo alchemico.

I simboli dei sette segni principali sono tratti dalla Commentatio de Pharmaco Catholico (Amsterdam 1666) di Johannes de Monte Snyder e sono in sequenza: Saturno-Piombo, Giove-Stagno, Marte-Ferro, Venere-Bronzo, Mercurio, Antimonio e Vetriolo. La Porta è ancora visitabile a Roma, in Piazza Vittorio Emanuele.

Circola una leggenda che racconta che la porta fu eretta come commemorazione di una riuscita trasmutazione che avrebbe avuto luogo negli appartamenti di Cristina. Questa versione dei fatti venne alla luce per la prima volta in forma scritta nel 1804 in una descrizione di Roma in cui si racconta che un giovane del Nord - un "Giovane ultramontano"- venne alla corte di Cristina e produsse alcuni frammenti d’oro, per poi sparire nel nulla.

Come abbiamo visto, Cristina possedeva una copia della Bugia e di altri scritti in rima del Palombara. Ella inoltre aveva concesso un posto all’interno della sua corte al Palombara e ne aiuterà la famiglia anche dopo la morte del suo protetto. Possiamo dunque definire Cristina come protettrice e patrona del nobile pesarese e tale ruolo probabilmente ha anche ispirato l’opera poetica del Palombara. La sua "vicinanza ispiratrice" era apprezzata, del resto, anche da altri uomini di lettere.

Dopo la sua morte, Cristina fu addirittura eletta simbolicamente a capo – Basilissa- dei poeti che formavano la sua accademia, che continuò a riunirsi nel suo palazzo.

La Porta Magica di villa Palombara è sormontata da una scritta in ebraico "Ruach Elohim" (Spirito del Signore) ed attorno all’emblema alchemico di cui sopra vi è il testo: TRIA SUNT MIRABILIA, DEUS ET HOMO, MATER ET VIRGO, TRINUS ET UNUS.

In altra parte ora distrutta, vi era la divisa VILLAE IANUAM TRANANDO RECLUDENS IASON OBTINET LOCUPLES VELLUS MEDEAE 1680 (Oltrepassando la porta della villa Giasone ottenne il ricco vello di Medea 1680).

Anche sulla Porta si può leggere una iscrizione che allude ai viaggi mitici degli argonauti: HORTI MAGICI INGRESSUM HESPERIUS CUSTODIT DRACO ET SINE ALCIDE COLCHIAS DELICIAS NON GUSTASSET IASON (Un drago custodisce l’ingresso del giardino magico delle Esperidi, e senza Ercole Giasone non avrebbe gustato le delizie della Colchide).

Da sinistra a destra, le altre iscrizioni recitano: QUANDO IN TUA DOMO NIGRI CORVI PARTURIENT ALBAS COLOMBAS TUNC VOCAVERIS SAPIENS (quando nella tua casa il nero corvo partorirà la bianca colomba, allora potrai essere chiamato savio). DIAMETER SPHERAE THAU CIRCULI CRUX ORBIS NON ORBIS PROSUNT (il diametro della sfera, la tau del cerchio, la croce del globo non servono al mondo). QUI SCIT COMBURERE AQUA ET LAVARE IGNE FACIT DE TERRA CAELUM EET DE CAELO TERRAM PRETIOSAM (colui che sa cuocere con l’acqua e lavare col fuoco fa della terra cielo e del cielo terra preziosa) . SI FECERIS VOLARE TERRAM SUPER CAPUT TUUM EIUS PENNIS AQUAS TORRENTUM CONVERTES IN PETRAM (se farai volare la terra al di sopra del tuo capo, con le sue penne convertirai in pietra il torrente delle acque). AZOTH ET IGNIS DEALBANDO LATONAM VENIET SINE VESTE DIANA (Quando Azoth e fuoco sbiancano Latona, Diana verrà senza vesti). FILIUS NOSTER MORTUS VIVIT REX AB IGNE REDIT ET CONIUGO GAUDET OCCULTO (Il nostro figlio morto vive, il re ritorna dal fuoco e gode nell’occulta generazione). EST OPUS OCCULTUM VERI SOPHI APERIRE TERRAM UT GERMINES SALUTEM PRO POPULO (è l’opera occulta dei filosofi che fa germinare la salvezza per il popolo).

Sulla soglia vi è poi un breve verso palindromo: SI SEDES NON IS (ossia, da sinistra a destra "se ti siedi non vai", e da destra a sinistra "se non siedi vai").

Contemporaneamente alla costruzione della porta, nello stesso anno fu pubblicato a Ulm un trattato di un Johannes de Monte Hermetis dal titolo Esplicatio centri in trigono centri per somnium – Das ist Erläuterung dess Hermetischen Güldenen Fluss. Il testo è suddiviso in cinque parti. Nella prima parte troviamo un Aenigma Cabalisticum, poi la Esplicatio centri in trigono centri ed in seguito due commentari alchemici alla grande opera scritti da "…Dem Löwen dess Rothen Creutzes…" (il Leone dalla Rossa Croce). Chiude l’opera un testo di medicina astrologica sul modo di curare le infermità con l’aiuto delle stelle. La esplicatio descrive l’incontro del triangolo a vertice in alto con quello a vertice in basso, rappresentanti rispettivamente il fuoco e l’acqua. La stesura è contemporanea alla costruzione della Porta Magica, ma, purtroppo, ciò non getta alcuna luce ulteriore sulla figura del Palombara.

L’Aureum Seculum Redivivum di Henricus Madathanus è assai suggestivo in relazione alla figura di Cristina, dal momento che descrive, oltre a vari esempi di saggezza muliebre come Rachele e Lea, una figura regale femminile che ricopre, nel testo, vari ruoli (in versione inglese ).

Significativamente Madathanus conclude il testo definendosi "frater Aurae Crucis". Nel 1625 il libro fu ristampato in due diverse edizioni, una indipendente, l’altra all’interno del Musaeum Hermeticum di Lucas Jennis, che aveva anche edito le opere rosicruciane di Michael Maier. L’emblema viene ripreso nuovamente da Wienner Von Sonnenfels nel 1747 nel suo Splendor Lucis, oder Glanz des Lichts pubblicato a Vienna. La parte inferiore dell’emblema di Madathanus, il centrum in trigono centri, fu riprodotta nell’opera Geheime Figuren der Rosenkreutzer (Altona 1785-1788) opera molto diffusa all’interno del Gold - und Rosenkreutz Order.

Non vi sono prove che possano stabilire con esattezza quando Cristina incominciò ad interessarsi di alchimia, ma il suo interesse per la materia si accrebbe probabilmente verso la fine della sua esistenza. Nell’estate del 1667, ad Amburgo, Cristina sperimentò con il profeta messianico ed alchimista Giuseppe Francesco Borri, ma il Cardinale Azzolino le scrisse di evitare la compagnia del Borri, dal momento che questi era ricercato dall’Inquisizione.

Cristina, in questo periodo, corrispondeva anche con un altro alchimista, Johan Rudolf Glauber. Manifestava anche un interesse spiccato per la scoperta del fosforo ad opera di Henning Brandt.

Nella sua collezione di manoscritti spirituali medievali, che comprendeva oltre 2000 titoli, erano inclusi testi di Gioacchino da Fiore e Campanella. Nel catalogo della sua biblioteca figura anche una copia dell’Asclepius ermetico. La raccolta comprende ancora la Steganografia del Tritemio (Ms. Reg. Lat. 1344) e la Monas Hyeroglyphica (Ms. Reg. Lat. 1266).

Cristina possedeva anche parti del Picatrix ed una versione latina del Sefer-ha-Raziel (/Ms. Rg. Lat. 1300 ) un testo di magia angelica. La collezione di opere a stampa comprendeva parecchie migliaia di titoli, tra i quali le opere di Paracelso e gli scritti alchemici di Johan Theurneisser ed Andrea Libavius.

Nel 1655 donava al suo libraio Isaac Vossius una ampia collezione di manoscritti alchemici di provenienza praghese. Questa collezione era appartenuta a Rodolfo II e comprendeva opere in tedesco, ceco e latino, collezione ora nota come Codices Vossiani Chymici all’università di Leida. L’elenco completo dei libri di Cristina è contenuto in un documento ora nella Bodleian Library ad Oxford, documento preceduto dal disegno di una rosa in piena fioritura con accanto il testo "Erst einen knop danach einen Rosen" (Prima un bocciolo e poi una rosa). Un lista simile presente in Vaticano è invece preceduta dal disegno di una Bibbia della stressa mano della rosa, con un’ape ed un ragno accompagnati dalla scritta " Mel ibit tibi fel"- all’incirca, il miele addolcirà la tua amarezza – emblema che riporta alla mente la rosa con l’ape e la ragnatela del Summum Bonum di Robert Fludd, ma che, probabilmente, è una simbologia correlabile a diverse correnti mistiche.

Cristina manifestava una ardente passione nei suoi studi alchemici ed introdusse ai suoi esperimenti anche una giovane donna chiamata Sibilla. Ella si serviva anche di un alchimista pratico, Pietro Antonio Bandiera, che gestiva il suo laboratorio e al quale, in sede testamentaria, Cristina lasciò tutte le attrezzature.

Giovan Battista Comastri dedicò alla regina un trattato alchemico, lo Specchio della Verità (Venezia 1683). Vi è inoltre un documento redatto di pugno di Cristina dal titolo "Il laboratorio Filosofico – paradossi chimici " ma esso appare essere una raccolta di appunti tratti da un testo di titolo analogo. L’ultimo testo che Cristina abbia letto, ritrovato sul suo letto di morte nel 1689, fu una lettera di Samuel Forberger sulla medicina universale, l’Alkaest.

Era Cristina una adepta coinvolta nel circolo riservato del Palombara, o piuttosto era semplicemente una mecenate animata da un’ardente curiosità intellettuale? Sicuramente fu una donna dalla forte personalità. Protestava di possedere una mente interamente mascolina, scevra delle normali manchevolezze della femminilità.

Questa convinzione doveva concretizzarsi nella aspirazione ardente ad una reale trasmutazione.

Nella raccolta dei suoi quaderni, che ella lasciò al Cardinale Azzolino, ora nel Riksarkivet, a Stoccolma, c’è un testo italiano sul quale Cristina aveva appuntato : "…questa scrittura mi fu dato 8 Avril 1682".

In questo libro si legge la prima descrizione dell’abdicazione di Cristina e del suo viaggio a Roma. Senza preavviso vi si legge una frase che recita: "…La natura perfetterà l’opera…", mentre nella storia compare un giovinetto di nome Alessandro. Il testo continua con la descrizione dei futuri viaggi di Alessandro a Costantinopoli per convertire i turchi. E’ proprio a partire dalle suggestioni generate da questa lettura che la ex-regina, a Roma, vorrà assumere il nome di Cristina-Alessandra. È probabile che la profezia del libro, con la sua promessa della meravigliosa metamorfosi, parlasse al sogno interiore di Cristina di perfezionare se stessa. In questa aspirazione, la visione aristotelica della donna come uomo incompleto gioca un ruolo di primo piano, ma parte altrettanto importante dovette avere anche la visione alchimistica del perfezionamento androginale delle opposte polarità.

Tuttavia, riguardo la Cristina alchimista, è lecito nutrire qualche dubbio intorno al suo effettivo grado di esperienza. In una lettera indirizzata ad Amburgo al cardinale Azzolino nel marzo 1667, ella descriveva una trasmutazione eseguita con successo da un contadino tedesco. L’erudito Helvetius, in precedenza scettico nei confronti della scienza alchemica, era presente all’evento ed ora era garante dell’autenticità dell’operazione. Cristina aggiunge anzi che con un grano di polvere di proiezione si possono convertire 500 libbre di piombo – circa 250 Kg. – in puro oro a 24 carati. Ciò è molto lontano dalla proporzione che la tradizione insegna essere di un grano di polvere per ogni 15 grani d’oro. Cristina non specificò se il risultato fosse frutto di una moltiplicazione.

Forse, in seguito, ella accrebbe le sue conoscenze, specie dopo l’incontro con Borri e dopo aver stabilito il suo laboratorio personale a Roma.

Possiamo concludere che Cristina possedesse una certa conoscenza della materia alchemica basandoci su di una delle sue massime, che recitava: "La Chimica è una bella scienza. Essa è l’anatomia della Natura ed è la vera chiave che apre la via a tutti i tesori. Dà la ricchezza, la sanità, la gloria e la vera saggezza al suo possessore". Aggiungeva che, nonostante l’alchimia fosse stata recentemente degradata da ciarlatani, essa rimaneva l’arte regale per eccellenza.

Fedele ai suoi ideali platonici, la regina aveva fatto coniare una medaglia che regalava ai suoi visitatori e che recava su di un lato un sole splendente, e sull’altro il motto "Nec falso- nec alieno" – né con falsa, né con estranea (luce).

Era questo il modo con cui amava presentarsi: come una regina filosofo ma rappresentata come un re solare.

La sua filosofia non era quella del moderno razionalismo di Descartes, ma piuttosto quella dell’antica philosophia perennis e della teoria della trasmutazione alchemica.

 

Bibliografia:
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Marchese Massimiliano Palombara, La Bugia: Rime ermetiche e altri scritti. Da un Codice Reginense del sec. XVII. A cura di Anna Maria Partini. Edizione Mediterranee, Rome 1983.
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Francesco Maria Santinelli, Sonetti Alchimici e altri scritti inediti. A cura di Anna Maria Partini. Edizione Mediterranee, Rome 1985.
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